Maurizio Camerani. Soglia. 1991. Foto di Enrico Cocuccioni. Rassegna internazionale del video d'autore. Taormina.
Maurizio Camerani. Soglia. 1991. Foto di Enrico Cocuccioni. Rassegna internazionale del video d'autore. Taormina.

1991 | SOGLIA

Dialoghi: I parte
M: « Aveva le finestre aperte e ho ascoltato il vento » .
F: « Prendi una carta».

Dialoghi: II parte
M: « Ci vorrebbe qui, adesso, un manto di ghiaccio per impedire a questo suono di essere ingoiato dal tempo che fra un istante sarà già un passato decaduto ».
F: « Un manto di ghiaccio può conservare intatta un’immagine, forse, come il vetro conserva il dipinto, ma non può più far parlare l’ispirazione che è soltanto un attimo di sintonia con ogni cosa attorno».
M: « Seguendo le informazioni della luce si evirano gli spigoli » .

Dialoghi: III parte
M: «L’equilibrio dell’oleandro dopo il nostro passaggio è diverso. Non si può sfiorare senza sfiorare la sua fisionomia ».
(pausa)
M: « Da qui alla riva del mare ci sono pochi metri, ma la riva non si vede e il mare è sotto il livello normale».
(pausa)
M: « I pesci vanno via silenziosi sù verso le sorgenti ».
F: « Mi dispiace, non posso vedere quello che scrivi ».

Maurizio Camerani, Soglia

Monitor LCD, programma audio-video, ferro dipinto, pannelli fotovoltaici, cristallo cm. 407 X 220 X 42.

“Soglia è il momento in cui il dilatarsi dell’assenza, determinata dal susseguirsi di intervalli vuoti, si compenetra con il consolidarsi della presenza, che raggiunge la concretezza del ferro e del colore. L’interno invece, rappresentato dall’immagine video, sembra contenere molteplici comunicazioni trasversali, secondo velocità impossibili: i monitor, come organi sensoriali, trasformano ciò che avviene traducendo il silenzio che circonda la zona-margine. Codificano incessantemente, assorbendo energia dall’esterno ed emettono messaggi in codice, spostamenti, umori, rumori, secondo una circolarità vitale per l’opera. Ai margini di questa, due semisfere trasparenti, che come occhi raccolgono in sè il vago ricordo di un’immagine” (Maurizio Camerani).

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